Assemblea classi seconde

ASSEMBLEA GENITORI CLASSI SECONDE
GIOVEDI’ 24 OTTOBRE ALLE ORE 20.45 PRESSO LA SCUOLA
 
“ADOLESCENZA: ETA’ INQUIETA”
Ci incontriamo per aiutarci ad affrontare insieme, nel contesto di una corresponsabilità educativa tra scuola e famiglia, questioni importanti riguardanti l’età delicata che i nostri ragazzi stanno vivendo e tematiche educative significative circa il rapporto adulto – preadolescente. A questo proposito, Vi invitiamo cordialmente a leggere, prima dell’incontro, il testo allegato.
 
Dopo il momento assembleare, ci divideremo per classi per un momento di ripresa su esigenze più specifiche che emergono dalle diverse esperienze.
 
I Consigli di Classe della 2A - 2B – 2C
 
L’età inquieta (l’adolescenza: un mistero) (l’adolescenza: un mistero)
 
  • Età inquieta? Cosa vedono i genitori e i docenti quando improvvisamente un io (quello dell’infanzia) muore e un altro io comincia ad intravedersi, a formarsi, nel corso di un triennio?Sviluppo fisico, stati d’animo, emozioni, modalità di comportamento, sguardo su di sé, sugli altri, sulle cose: tutto ciò è caratterizzato da un instabile e tumultuoso cambiamento. Scavi un poco dietro questa faccia così screziata da tracce ancora visibile dell’infanzia e dai primi sintomi dello splendore di una giovinezza che sboccia e cosa scopri? Il “tempo segreto” della timidezza, del pudore, di un impaccio grandissimo nel constatare un grande cambiamento di sé e nell’avvertire pulsioni totalmente inedite, un “tempo” lacerato quotidianamente dal bisogno di essere stimati, dalla ricerca spasmodica dell’affermazione di un “io” che non si conosce ancora, dal trovare qualcuno che davvero valorizzi tutta la generosità che hai dentro, tutto lo spessore della disponibilità del tuo cuore che ha bisogno di essere coinvolto in un compito, in uno scopo. Scavi e scopri che gli adulti proprio “non ti capiscono” più, che cambia il modo di guardare l’altro sesso, avverti un forte smarrimento nei confronti dei normali gesti quotidiani per cui ti trovi incerto, balbettante e fortemente “ imbranato” di fronte alle richieste degli altri; non parliamo poi dello studiare.. La fantasia vola, il cuore batte altrove, molteplici e passeggeri interessi si moltiplicano, prendono piede e se ne vanno… ma tutto questo lo sappiamo e lo vediamo in atto tutti i giorni quando sediamo a tavola con i nostri figli o entriamo in classe.

  • Il fatto è che noi ci fermiamo a quello che vediamo, e ciò spesso é fonte d’irritazione e d’impazienza, d’impotenza da parte nostra, mentre la vera “inquietudine” è più latente, più “segreta”, ma molto più interessante e più provocatoria per il nostro mestiere di educatori. Che cosa c’è quindi dietro tale irrequietezza? Lo straordinario Mistero di una personalità che sta  nascendo, di una ragione, di un cuore, di un corpo che si formano, che cambiano e diventano nuovi: noi abbiamo il privilegio di assistere e di accompagnare tale Mistero, tutti i giorni. Questo, per la nostra vita di educatori e genitori è un’occasione di verità, è un dono fatto al nostro io perché si sveli e si faccia incontrare… nascendo, di una ragione, di un cuore, di un corpo che si formano, che cambiano e diventano nuovi: noi abbiamo il privilegio di assistere e di accompagnare tale Mistero, tutti i giorni. Questo, per la nostra vita di educatori e genitori è un’occasione di verità, è un dono fatto al nostro io perché si sveli e si faccia incontrare… Ma come si fa a vivere il nostro lavoro di insegnanti e la nostra responsabilità di genitori tenendo sempre presente che questo ragazzo è un dono, una possibilità per la verità della nostra vita e non solo qualcuno da accudire, una mente che deve apprendere, un discepolo che deve obbedire, un cuore che deve corrisponderti ? Suggeriamo questo atteggiamento, queste modalità di sguardo e di approccio al “ tempo segreto”.

LA SORPRESA, LA TENEREZZA e L’AUTOREVOLEZZA
 
La sorpresa: proprio perché il ragazzo è in un continuo cambiamento, mai dare per scontato che proprio perché il ragazzo è in un continuo cambiamento, mai dare per scontato che sia uguale a quello della settimana o del mese precedente, né dare per acquisito che, raggiunto un piccolo approdo in questa mutevolezza, questo sia il ritratto definito dell’io che sta emergendo.
Sotto l’apparente tranquillità e docilità di un comportamento, dietro ad un’istintività incapace di un autocontrollo, c’è una “tempesta” ribollente, ci sono gorghi e vortici impensati, c’è il Mistero in azione di una persona di cui noi scorgiamo, solo embrionalmente, un’identità del tutto incerta e confusa. Noi siamo chiamati a farci sorprendere da questo Mistero in atto, ad incontrarlo tutti i giorni e a farci incontrare da esso; noi non possiamo definire ed incasellare questo Mistero, non possiamo considerare la presenza di questo ragazzo come una “pietra d’inciampo” dentro la programmazione della nostra vita. La sua presenza spesso scombina i nostri “piani” e noi dobbiamo lasciarci sempre meravigliare da questo Mistero: i figli e gli alunni sono un dono continuo “che non ci lascia mai tranquilli”. Il nostro io deve essere provocato dal fatto che ogni giorno, con i ragazzi e i figli, si ricomincia sempre da capo, valorizzando sempre comunque ciò che di buono è stato da loro trattenuto in relazione a quello che abbiamo seminato.
 
La tenerezza non è un attaccamento sentimentale, ma uno struggimento, una passione per il loro
non è un attaccamento sentimentale, ma uno struggimento, una passione per il loro destino, un desiderio intenso che possa accadere a loro l’esperienza di essere voluti bene ed essere introdotti alla realtà. Non c’è niente di più disarmante e debole della figura del maestro Mathieu in un riformatorio, con alunni più o meno selvaggi, della Francia degli anni ’50 nel film “ Les choristes”; eppure, come fa ad affascinare questi ragazzi, insicuro ed incerto com’è? Parte da loro, choristes”; eppure, come fa ad affascinare questi ragazzi, insicuro ed incerto com’è? Parte da loro, andando oltre quello che appaiono, parte dal Mistero di una dote, celata nella loro persona e che nessuno ha mai fatto emergere – la voce – così li mette insieme e crea l’armonia e la bellezza. Ma fa di più: non potrebbe formare un coro se non compromettesse fino in fondo la sua umanità e se, mosso proprio da un amore al destino di uno di loro, non se ne assumesse la paternità per tutta la vita.
 
L’autorevolezza
In una formella delle sculture del Campanile di Giotto a Firenze, l’arte della pedagogia è rappresentata dalla figura di una “magistra” con una mano tesa, piena di benevolenza verso il discepolo e con l’altra che tiene un frustino.
E’ fondamentale non incorrere negli opposti rischi del permissivismo o dell’autoritarismo.
L’autorevolezza è una presenza certa e tenace. Si tratta di vivere con i propri figli (e con i propri alunni) il massimo della severità coniugato con tutta la tenerezza possibile”. (Sanese)
Ci sono aspetti della mentalità in cui siamo immersi che incidono negativamente sul cammino di crescita del preadolescente: la cultura della fretta, del tutto e subito, dell’esito senza fatica, dell’apparenza e del possesso.
Ecco allora che possiamo trovarci di fronte alla difficoltà di fronte all’impegno, alla tendenza ad essere distratti e incapaci di ascoltare, alla mortificazione o al disprezzo verso il coetaneo più debole, alla ricerca di alleanze di gruppo anche come strumento di sfida verso l’autorità, all’ansia del risultato anche come dimostrazione del proprio valore di fronte agli altri, all’uso disorientante delle nuove tecnologie con tutto ciò che questo comporta.
Che fare?
Occorre stringere realmente un patto educativo basato sulla corresponsabilità tra genitori e docenti affinché il bello, il vero, il bene, il giusto prevalgano. Va coltivato quel tenace paragone tra noi che genera un giudizio comune che ci conforta, ci sostiene, ci rilancia ogni giorno, così da rispondere a quella che in questi anni è stata definita: “un’emergenza educativa”.
 
 
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